Redazione
17 Aprile 2026
Logistica

Perché i locker (da soli) non bastano: il mito del “one-size-fits-all” nel last mile

Il falso mito: i locker come soluzione universale

Negli ultimi anni, i parcel Locker sono stati raccontati come la risposta alla complessità del last mile. La promessa è semplice: automazione della consegna, accesso 24/7, flessibilità per il consumatore, riduzione dei tentativi falliti, miglioramento dell’efficienze e dei costi operativi. 

Questa narrazione ha funzionato, i Locker sono cresciuti rapidamente in tutta Europa, ma ha anche generato un equivoco: installare Locker non significa automaticamente costruire una rete efficace.

Nella logistica urbana raramente esistono soluzioni universali e installare Locker non equivale a risolvere tutti i problemi del last mile. 

Il punto non è mettere in discussione il ruolo dei Locker – che sono e restano una componente fondamentale dell’Out-of-Home delivery – ma superare l’idea che possano funzionare da soli. La vera sfida, oggi, è saper progettare reti di prossimità capaci di integrare soluzioni diverse, adattarsi ai contesti locali e intercettare i comportamenti reali degli utenti.

In questo articolo ti raccontiamo perché il modello “one-size-fits-all” non funziona nel last mile e quali sono gli elementi chiave per progettare una rete Out-Of-Home realmente efficace, dalla combinazione di Locker e PUDO, fino al ruolo decisivo della location e della densità.

Cosa dice davvero il mercato (e i dati)

Non esiste una soluzione unica

A mettere in discussione questa visione è, tra gli altri, il The Ultimate Out-of-Home Delivery Handbook 2026 di Last Mile Experts, un’istituzione nel settore. Il report evidenzia come i modelli più performanti non siano basati su un singolo asset, ma su reti integrate che combinano Locker e PUDO (Pick-Up/Drop-Off).

Il motivo è semplice: le performance delle consegne Out-Of-Home dipendono dal livello di utilizzo dei punti, non dalla loro semplice presenza sul territorio.

Un Locker non genera valore semplicemente perché esiste, ma perché viene utilizzato, e il suo utilizzo dipende da fattori molto più complessi della sola installazione.

Lo stesso report sottolinea infatti il ruolo determinante di densità e localizzazione della rete, evidenziando come una distribuzione inefficiente dei punti comporti volumi insufficienti e, di conseguenza, costi non ottimizzati. 

In altre parole, il problema non è il Locker in sé ma il contesto in cui viene inserito.

Perché il “one-size-fits-all” non funziona nel last mile

Alla base del mito dei Locker come soluzione universale c’è l’idea che i comportamenti dei consumatori siano uniformi e prevedibili, il cosiddetto approccio “one-size-fits-all”. Ma la realtà è esattamente opposta.

Le abitudini di consegna variano in modo significativo tra aree urbane dense e contesti suburbani, così come tra diverse tipologie di utenti. In alcune città, per esempio, l’Out-Of-Home delivery è già una scelta dominante; in altre, è ancora complementare all’home delivery.

Ed è proprio su questo punto che il report di Last Mile Experts insiste: la domanda non è omogenea e dipende fortemente dal contesto geografico e dai comportamenti locali.

C’è poi un elemento ancora più decisivo, spesso sottovalutato, ossia la prossimità.

Uno dei concetti chiave è quello di “on-my-way”. Gli utenti sono disposti a utilizzare i Punti di Ritiro fuori casa solo se questi si trovano lungo i loro percorsi quotidiani. Quando invece il punto richiede una deviazione, l’adozione cala rapidamente. 

Quindi, non è la tecnologia in sé a determinare il successo dell’Out-Of-Home, ma la sua integrazione nei flussi reali delle persone. In altre parole, non “vince” chi ha più Locker, ma chi è in grado di essere vicino al consumatore.

La vera risposta: progettare una rete, non installare asset

Se il limite del modello “one-size-fits-all” è evidente, diventa altrettanto chiaro quale sia la direzione evolutiva del settore. Le reti Out-Of-Home più efficaci si basano su una combinazione di soluzioni. Locker automatizzati, negozi convenzionati e Punti ibridi lavorano insieme per coprire esigenze diverse e adattarsi a contesti differenti.

Questa complementarità non è un dettaglio operativo, ma il cuore del modello. È ciò che consente di aumentare la densità, migliorare l’accessibilità e intercettare una domanda reale.

All’interno di questo scenario, il vero fattore critico diventa quindi la progettazione della rete. 

Come riportato da Last Mile Experts, la location strategy – di cui abbiamo parlato anche in questo approfondimento – è determinate per il successo dell’Out-Of-Home, e deve tenere conto di numerose variabili come il traffico pedonale, l’accessibilità e l’integrazione nei percorsi quotidiani dei consumatori. 

Non si tratta quindi (solo) di aggiungere punti, ma di costruire una rete di distribuzione efficace. La differenza, oggi, non la fa chi investe di più in infrastrutture, ma chi sa dove posizionarle.

Dalla tecnologia alla strategia

I parcel Locker restano indubbiamente una componente fondamentale dell’evoluzione della last mile, sarebbe un errore sottovalutarne il ruolo, ma è altrettanto rischioso considerarli una soluzione autosufficiente. Senza una strategia di rete, anche la tecnologia più avanzata rischia di rimanere sottoutilizzata. 

Il punto, oggi, è che la vera leva non è più il singolo asset, ma la capacità di metterlo in relazione con gli altri. In questo scenario, l’orchestrazione diventa un abilitatore chiave: consente di integrare Locker, PUDO e reti di operatori in un sistema coerente, riducendo la frammentazione e rendendo la rete più flessibile, adattiva e vicina ai comportamenti reali degli utenti. Non si tratta quindi solo di avere più punti, ma di farli lavorare insieme nel modo giusto, valorizzando ogni nodo della rete e massimizzandone l’utilizzo. E in un contesto in cui efficienza e marginalità sono sempre più sotto pressione, questo non è più sostenibile.

Il futuro del last mile non è fatto di singoli asset, ma di ecosistemi in cui soluzioni diverse convivono e si completano. Locker, Punti di Ritiro, Reti di operatori: il valore nasce dalla loro integrazione, non dalla loro alternativa.

Piattaforme come GEL Proximity nascono proprio con questo obiettivo: unificare reti diverse, abilitare più soluzioni contemporaneamente e lasciare che sia il contesto – e il consumatore – a determinare la scelta migliore, a seconda delle esigenze. 

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