Redazione
9 Febbraio 2026
Logistica, Strumenti

Cosa cambia con la tassa pacchi eCommerce 2026

Dal 1° gennaio 2026 l’Italia ha adottato una nuova tassa (contributo) di 2 euro sulle spedizioni di valore fino a 150 euro provenienti da Paesi extra-UE. 

La misura, inserita nella Legge di Bilancio 2026 (Legge n. 199/2025), ha l’obiettivo – secondo il legislatore – di coprire i costi di gestione doganale dei cosiddetti “mini pacchi” e contrastare le importazioni a basso costo che negli ultimi anni hanno caratterizzato la logistica eCommerce internazionale. 

La norma sta generando un ampio dibattito tra operatori logistici, eCommerce e istituzioni, soprattutto in vista del nuovo regime doganale europeo che entrerà in vigore a metà 2026.

Il Consiglio dell’Unione Europea, infatti, il 12 dicembre scorso ha approvato un dazio doganale fisso di 3 euro sulle spedizioni sotto i 150 euro che entrerà in vigore dal 1° luglio 2026.

La misura italiana e quella europea sono distinte per importo, natura giuridica e decorrenza temporale, e sollevano un tema centrale per operatori eCommerce e logistici: come si coordineranno le due discipline nella pratica applicativa?

In questo articolo analizziamo nel dettaglio cosa prevede la normativa italiana, cosa cambierà dal 1° luglio 2026 con il regime europeo e quali sono gli impatti concreti per eCommerce, operatori della supply chain e consumatori. 

Cos’è la nuova tassa pacchi eCommerce 2026

La nuova tassa sui pacchi eCommerce 2026 è un contributo alla gestione doganale dei pacchi di modico valore. 

La Manovra 2026 prevede infatti l’introduzione di un contributo fisso di 2 euro sui pacchi il cui valore dichiarato non supera i 150 euro, originanti da Paesi extra-UE, al momento dell’importazione definitiva, cioè al momento dello sdoganamento in Italia. 

Il contributo è quindi inteso come copertura dei costi amministrativi e di controllo doganale, non come dazio doganale vero e proprio.

La tassa si applica indipendentemente dall’eventuale presenza o meno di dazi doganali. In base alla normativa europea attualmente in vigore, le spedizioni provenienti da Paesi extra-UE di valore inferiore a 150 euro sono infatti esenti da dazi doganali, ma non dall’IVA. Dal 1° luglio 2021, infatti, l’IVA è sempre dovuta su tutte le importazioni commerciali, indipendentemente dal valore della merce.  Con l’introduzione del contributo italiano, dunque, non viene modificata l’esenzione dai dazi sotto i 150 euro, ciò che cambia è che anche queste micro-spedizioni, pur restando esenti da dazio, sono ora soggette a un onere fisso aggiuntivo di 2 euro al momento dell’immissione in libera pratica.

Tassa pacchi eCommerce 2026: il quadro normativo tra contributo italiano e riforma doganale UE

La soglia dei 150 euro non è casuale: a livello europeo, storicamente, era infatti il valore sotto il quale le merci importate non erano soggette a dazi. 

Come anticipato in apertura, nel 2025 il Consiglio dell’Unione Europea ha deciso di applicare un dazio fisso di 3 euro, a partire dal 1° luglio 2026, sui pacchi di valore inferiore ai 150 euro per tutte le importazioni eCommerce extra-UE.

Questo significa che, già entro il 2026, le micro-spedizioni saranno soggette anche a un regime fiscale europeo, oltre a quello nazionale italiano.

Differenza tra contributo italiano da 2€ e dazio UE da 3€

La tassa italiana prevede un contributo fisso di 2 euro per i pacchi provenienti dai Paesi extra-UE con valore inferiore ai 150 euro. Il dazio UE, in vigore da luglio 2026, è invece un contributo doganale fisso di 3 euro per tutti i pacchi sotto i 150 euro che entrano nell’Unione Europea, indipendentemente dalla normativa nazionale.

L’effetto combinato potrebbe quindi determinare un doppio onere per alcune importazioni, a meno che l’Italia non coordini la propria impostazione con il nuovo regime europeo.

Coordinamento tra contributo italiano e riforma doganale europea, cosa dice la legge

La Legge di Bilancio 2026 (art. 1, commi 126-128) stabilisce che il contributo italiano da 2 euro si applica in coerenza con il Codice Doganale dell’Unione (Regolamento UE n. 952/2013), che disciplina valore doganale, immissione in libera pratica e procedure di sdoganamento.

Tuttavia, nel testo normativo (commi 126–128 della Legge di Bilancio 2026) non è previsto un esplicito meccanismo di coordinamento con il nuovo dazio europeo da 3 euro che entrerà in vigore il 1° luglio 2026. La legge nazionale non contiene infatti, allo stato attuale, una clausola di sostituzione, sospensione automatica o armonizzazione con la futura disciplina UE.

Questo significa che in assenza di un intervento normativo di coordinamento, la disciplina della possibile cumulabilità o sostituzione delle due misure dovrà essere chiarita attraverso eventuali modifiche legislative o atti interpretativi successivi.

Per gli eCommerce e gli operatori logistici questo elemento di incertezza normativa è particolarmente rilevante, dal momento che la pianificazione dei costi cross-border per il secondo semestre 2026 dipenderà da eventuali interventi correttivi o chiarimenti applicativi che potranno essere introdotti nei prossimi mesi.

Perché è stata introdotta la tassa pacchi eCommerce 2026

La scelta di introdurre il contributo da 2 euro sulle micro-spedizioni si inserisce in un contesto di forte crescita delle importazioni eCommerce da Paesi extra-UE, in particolare dall’Asia. 

Secondo quanto riportato da diverse testate economiche nazionali, il Governo ha infatti motivato l’intervento con l’esigenza di fronteggiare l’aumento esponenziale dei pacchi di basso valore provenienti da piattaforme internazionali come Shein, Temu e AliExpress, che negli ultimi anni hanno inciso in modo significativo sui flussi doganali italiani ed europei.

L’obiettivo dichiarato è quindi duplice: da un lato rafforzare la capacità di controllo delle dogane, anche per contrastare fenomeni di sottofatturazione o irregolarità dichiarative; dall’altro riequilibrare le condizioni competitive tra operatori extra-UE e imprese italiane, in particolare nei settori moda, retail e beni di consumo, dove la concorrenza sui prezzi è particolarmente intensa.

La misura si colloca inoltre nel più ampio dibattito europeo sulla revisione del regime delle spedizioni di modico valore, che il Consiglio dell’Unione Europea ha collegato alla necessità di garantire maggiore equità fiscale e sostenibilità dei sistemi doganali, alla luce dell’aumento dei volumi eCommerce cross-border.

L’impatto della tassa pacchi 2026 sugli eCommerce 

Costi di spedizione più elevati

Per gli eCommerce che importano frequentemente pacchi di basso valore, per esempio tramite dropshipping, il contributo di 2 euro si traduce in un costo fisso per ogni spedizione sotto i 150 euro. 

Anche un importo apparentemente contenuto, applicato su volumi elevati, può infatti incidere in modo significativo sulla struttura dei costi. In concreto, gli eCommerce si trovano davanti a una serie di effetti diretti. 

  • Aumento dei costi variabili di logistica, soprattutto per chi opera con modelli basati su spedizioni frequenti e di basso valore unitario.
  • Pressione sulle marginalità, in particolare nei settori a basso mark-up dove anche pochi euro per ordine possono erodere il margine operativo.
  • Necessità di rivedere le politiche di spedizione gratuita, che potrebbero diventare meno sostenibili o essere subordinate a soglie minime di spesa più elevate.
  • Incentivo a spingere l’aumento del valore medio del carrello, così da distribuire il contributo fisso su importi più alti e ridurne l’impatto percentuale sul singolo ordine.

Per gli operatori che lavorano su grandi volumi di micro-ordini, il contributo da 2 euro diventa quindi un elemento da integrare nella strategia di pricing, nella gestione della supply chain e nelle politiche commerciali, più che un semplice costo amministrativo.

Metodi di addebito del contributo: chi paga davvero la tassa pacchi eCommerce 2026?

Una delle questioni più rilevanti per gli operatori riguarda la gestione economica del contributo: chi lo paga davvero? 

Dal punto di vista giuridico l’onere nasce in ambito doganale, ma sul piano commerciale la scelta su come trasferirlo lungo la filiera è strategica. Le soluzioni adottabili sono sostanzialmente tre. 

  1. Addebito diretto al cliente finale in fase di checkout, con indicazione esplicita del contributo tra le spese di spedizione o gli oneri accessori. È la soluzione più trasparente, ma anche quella che può incidere maggiormente sulla conversione, soprattutto per ordini di basso valore.
  2. Assorbimento del costo da parte dell’eCommerce, che decide di non modificare il prezzo finale e di integrare il contributo nei propri costi operativi. In questo caso l’impatto si traduce in una riduzione della marginalità, particolarmente sensibile nei settori a basso mark-up.
  3. Gestione ibrida attraverso marketplace e piattaforme, dove il contributo può essere incorporato nelle commissioni, nelle tariffe logistiche o nei servizi di fulfillment, distribuendone l’effetto economico lungo la catena del valore.

La scelta tra queste opzioni non è puramente tecnica ma strategica, dal momento che incide sul posizionamento di prezzo, sulla percezione del consumatore e sulla competitività rispetto agli operatori intra-UE. Per molti player del cross-border, il contributo da 2 euro diventa quindi una variabile da integrare nelle politiche commerciali e nei modelli di pricing, più che un semplice costo amministrativo.

L’impatto della tassa pacchi eCommerce 2026 su operatori logistici e trasportatori

L’introduzione del contributo da 2 euro non ha inoltre prodotto effetti immediati sui flussi logistici. 

Secondo quanto riportato da alcuni quotidiani nazionali, nei primi venti giorni di gennaio 2026 si è registrato un calo del 38% nelle spedizioni sotto i 150 euro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, dato confermato dall’Agenzia delle Dogane. 

Il caso più evidente è quello di Malpensa Cargo, principale scalo merci italiano, dove diversi operatori hanno iniziato a spostare i voli verso altri hub europei per poi raggiungere l’Italia via camion. Una decisione che comporta quindi un aumento dei chilometri percorsi su gomma con effetti potenzialmente negativi sia sui costi complessivi di trasporto sia sull’impatto ambientale della supply chain. 

Come reagire alla tassa pacchi eCommerce 2026: efficienza logistica e Out Of Home delivery

Se il contributo da 2 euro introduce un costo fisso per ogni micro-spedizione, la risposta di eCommerce e operatori logistici non può quindi limitarsi a una revisione dei prezzi o delle condizioni commerciali. Il tema diventa strutturale: serve compensare l’aumento dei costi intervenendo sulle inefficienze della supply chain, in particolare nell’ultimo miglio, dove si concentra una parte rilevante della spesa logistica.

La consegna Out Of Home attraverso Locker e Punti di Ritiro si inserisce esattamente in questo scenario come una leva concreta di ottimizzazione

Concentrando le consegne in Punti fisici distribuiti sul territorio si riducono i tentativi falliti, si accorciano i tempi di giacenza e si limita la frammentazione dei percorsi urbani. 

Nel modello tradizionale di home delivery, ogni spedizione comporta un costo variabile legato alla distanza, al traffico e alla probabilità di assenza del destinatario. In un modello Out Of Home, invece, il corriere effettua consegne multiple in un unico punto, migliorando la saturazione dei mezzi e la prevedibilità dei flussi.

Questo approccio consente di intervenire direttamente sul costo medio per consegna, che diventa la variabile chiave quando si aggiungono oneri fissi per spedizione

Consolidare i volumi in punti strategici significa ridurre la dispersione territoriale, contenere i costi operativi e aumentare la sostenibilità ambientale della distribuzione, grazie a minori chilometri percorsi e minori emissioni.

In questo contesto, l’accesso a una Rete estesa e interoperabile di oltre 500.000 Locker e Punti di Ritiro come quella di GEL Proximity rappresenta un elemento strategico per gli operatori che vogliono preservare competitività e margini. Una copertura capillare consente di integrare rapidamente il modello Out Of Home nei processi di checkout e fulfillment, offrendo al cliente finale una soluzione flessibile e, al tempo stesso, ottimizzando l’efficienza della consegna.

In questo senso, la tassa sui mini-pacchi può essere letta non solo come un costo aggiuntivo, ma come un acceleratore di trasformazione. In un mercato in cui le regole possono cambiare rapidamente, tra normative nazionali e riforme europee, la capacità di contare su un’infrastruttura logistica ampia, scalabile e condivisa diventa un fattore decisivo per costruire modelli distributivi più resilienti e sostenibili.

Sharing economy e collaborazione pubblico-privato

Infine, il nuovo contesto fiscale apre una riflessione più ampia sul ruolo delle infrastrutture logistiche urbane. 

L’aumento dei costi per spedizione e la crescente complessità normativa rendono sempre più evidente che la distribuzione dell’ultimo miglio non può essere gestita come una somma di Reti chiuse e frammentate, ma come una infrastruttura condivisa, integrata nel tessuto urbano.

In questo scenario, prende forma un modello evoluto di cooperazione tra pubblico e privato fondato su infrastrutture logistiche interoperabili come Reti di Punti di consegna condivisi, accessibili a più operatori e integrate nei quartieri urbani, e accordi pubblico-privati per lo sviluppo di hub e Locker di prossimità, inseriti nelle politiche di mobilità sostenibile e rigenerazione urbana.

La questione, quindi, non è soltanto la presenza fisica dei Punti di Ritiro, ma la loro integrazione in un’infrastruttura digitale interoperabile, capace di dialogare con sistemi di checkout, piattaforme di fulfillment e reti di trasporto differenti. È il passaggio dall’infrastruttura proprietaria all’infrastruttura condivisa e connessa che consente di ridurre duplicazioni, ottimizzare i flussi e aumentare la resilienza del sistema logistico.

In diverse città europee, modelli basati su Reti interoperabili di Locker e hub di prossimità stanno già diventando parte integrante delle strategie di logistica urbana sostenibile. In un contesto in cui anche un contributo fisso per spedizione può modificare gli equilibri economici, disporre di un’infrastruttura fisica e digitale capillare, accessibile e scalabile diventa un fattore competitivo determinante per eCommerce e operatori logistici.

La tassa sui mini-pacchi, in questa prospettiva, non è solo un costo da assorbire, ma un elemento che accelera la transizione verso modelli logistici più integrati, interoperabili e orientati alla collaborazione.

Insomma, la tassa da 2 euro sui pacchi di modico valore è sicuramente uno dei nodi più discussi nella normativa fiscale 2026. Se da un lato punta a riequilibrare concorrenza e capacità di controllo doganale, dall’altro richiede una profonda revisione delle logiche di costo logistico e della supply chain, soprattutto per eCommerce e operatori internazionali.

In un contesto europeo in trasformazione, dove dal 1° luglio 2026 entrerà un regime doganale comune, diventa quindi fondamentale adottare strategie logistiche efficienti, come modelli di consegna Out Of Home, che permettono di contenere i costi marginali e di mitigare l’impatto di balzelli fissi per pacco.

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