A pochi giorni dall’ultimo aggiornamento normativo europeo sui dazi applicati alle spedizioni eCommerce, il quadro regolatorio è diventato molto più chiaro rispetto allo scenario descritto nella nostra precedente analisi. Se allora si parlava di proposte e negoziazioni politiche, oggi esiste una decisione formale del Consiglio dell’Unione Europea che definisce importi, tempi e modalità operative.
Per chi non avesse letto il nostro precedente approfondimento, il punto di partenza resta lo stesso: l’UE sta riscrivendo le regole doganali perché l’attuale sistema attuale non riesce più a gestire il volume di spedizioni a basso valore generate dal commercio online internazionale.
Per dare un’idea più precisa delle dimensioni del fenomeno, basti pensare che, secondo la Commissione europea, il volume dei piccoli pacchi in arrivo nell’UE è raddoppiato ogni anno dal 2022 e solo nel 2024 sono entrati nel mercato europeo circa 4,6 miliardi di piccoli pacchi, oltre il 91% dei quali provenienti dalla Cina.
In questo articolo analizziamo solo le novità più recenti, cosa cambia davvero e quali conseguenze operative devono aspettarsi eCommerce e operatori logistici.
Cosa prevede la normativa UE (in sintesi)
Il pilastro della riforma nasce dall’eliminazione progressiva di una regola considerata ormai superata e distorsiva per la concorrenza: l’esenzione dai dazi per le spedizioni sotto i 150 euro. Questa soglia era stata introdotta in un’epoca in cui il commercio online internazionale era marginale e serviva soprattutto a semplificare le spedizioni occasionali tra privati. Oggi, invece, è diventata uno dei principali fattori che hanno favorito la crescita massiva delle importazioni eCommerce a basso valore.
Per un’analisi più completa della normativa di base e delle motivazioni politiche e fiscali, rimandiamo al nostro precedente articolo.
La decisione ufficiale dell’UE: dazio fisso di 3 euro da luglio 2026
L’11 febbraio 2026 il Consiglio UE ha approvato definitivamente l’introduzione di un dazio forfettario di 3 euro sugli articoli contenuti nelle spedizioni sotto i 150 euro, che entrerà in vigore dal 1° luglio 2026.
La misura è stata concepita come soluzione transitoria: resterà valida fino al 2028, quando sarà operativo il nuovo sistema doganale digitale europeo destinato a sostituirla con un modello tariffario pienamente armonizzato basato sulla classificazione merceologica.
Un dettaglio tecnico rilevante riguarda il metodo di calcolo: il dazio non viene applicato al pacco nel suo complesso, ma alle categorie di prodotti contenute nella spedizione, identificate tramite codice tariffario.
Stop alla triangolazione: la vera novità operativa
Uno degli effetti più immediati della riforma riguarda un meccanismo molto diffuso nel commercio cross-border, cioè la cosiddetta triangolazione logistica. In pratica, alcuni operatori facevano arrivare le merci in uno Stato membro con controlli meno stringenti per poi redistribuirle in tutta l’UE dopo lo sdoganamento iniziale. Questo permetteva di aggirare controlli più severi e, in alcuni casi, di evitare contributi nazionali o verifiche doganali più rigorose.
Con l’introduzione di un dazio uniforme applicato in tutta l’Unione, questa strategia perde gran parte della sua utilità economica. Se il trattamento doganale è identico a Milano, Rotterdam o Budapest, non esiste più un punto di ingresso preferenziale e la logica di spostare le rotte per ottimizzare i costi diventa inefficace.
Per il settore logistico questo significa una possibile redistribuzione dei flussi e una riduzione del vantaggio competitivo di alcuni hub europei rispetto ad altri.
La fine della franchigia e il problema degli ordini spezzati
La soglia dei 150 euro ha avuto negli anni un effetto collaterale importante, incentivando modelli di vendita progettati per restare sotto quel limite. Non era raro, infatti, che piattaforme e sistemi di checkout dividessero automaticamente un ordine in più spedizioni separate proprio per evitare il superamento della soglia e quindi il pagamento dei dazi.
L’abolizione della franchigia elimina alla radice questo incentivo. Quando il sistema sarà completamente operativo e i dazi verranno applicati dal primo euro di valore, spezzare artificialmente gli ordini non produrrà più vantaggi economici.
Un cambiamento di responsabilità nella filiera
Un altro elemento centrale della riforma riguarda la responsabilità doganale. Il nuovo modello europeo prevede che marketplace e venditori assumano un ruolo diretto negli obblighi dichiarativi e di conformità, superando un sistema in cui molte incombenze ricadevano invece sui consumatori finali o sui corrieri.
Questo cambio di responsabilità modifica profondamente la logica operativa del commercio digitale internazionale: chi vende nell’UE dovrà garantire dati doganali accurati, classificazioni corrette e informazioni complete sulle merci.
Cosa succede ora alla tassa eCommerce italiana
La decisione europea cambia anche il destino delle iniziative fiscali nazionali annunciate nei mesi scorsi, tra cui la proposta italiana di introdurre un contributo sui pacchi eCommerce provenienti dall’estero.
Poiché la politica doganale rientra tra le competenze esclusive dell’Unione Europea, gli Stati membri non possono applicare autonomamente dazi o misure equivalenti sulle importazioni. Ne consegue che l’eventuale tassa italiana potrà entrare in vigore solo se compatibile con il quadro europeo oppure dovrà essere modificata o ritirata per evitare conflitti normativi.
In pratica, con l’introduzione del sistema UE armonizzato, è probabile che le iniziative nazionali vengano assorbite o sostituite da regole comuni, riducendo la frammentazione regolatoria tra Paesi membri.
L’impatto immediato su logistica e modelli di fulfillment
Dal punto di vista operativo, il nuovo quadro normativo non introduce soltanto un costo aggiuntivo. Cambia soprattutto l’economia del direct shipping extra-UE, cioè il modello basato sulla spedizione diretta di singoli pacchi al cliente finale europeo.
Quando ogni spedizione richiede classificazione tariffaria e comporta un dazio, anche se modesto, diventa più conveniente consolidare le merci in stock europei e spedire localmente. Questo può spingere molte aziende a ripensare le proprie strategie di fulfillment e distribuzione.
Perché la riforma spinge verso modelli logistici più efficienti
L’aumento della complessità amministrativa rende quindi ancora più centrale l’efficienza dell’ultimo miglio. Dal momento che margini e tempi vengono compressi dai nuovi obblighi normativi, la capacità di ottimizzare le consegne diventerà infatti un fattore competitivo determinante.
In questo scenario, le Reti Out of Home basate su Punti di Ritiro e Locker consentono di concentrare le consegne, ridurre i costi operativi e migliorare la scalabilità distributiva. Non sorprende quindi che molte aziende stiano già rivalutando la propria architettura logistica europea proprio mentre la riforma doganale entra nella fase attuativa.
Per eCommerce e operatori logistici questa riforma segna quindi l’inizio di una nuova fase in cui competitività e compliance diventeranno due facce della stessa strategia operativa.
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