I parcel locker non sono più soltanto armadietti automatici nei quali ritirare un ordine effettuato online.
La decisione di bpost di permettere ai cittadini di noleggiare temporaneamente uno scomparto delle proprie Bbox è la prova che queste infrastrutture possono assumere un ruolo molto più ampio nella vita quotidiana delle città.
Con il nuovo servizio Bbox Rent & Store, l’operatore postale belga consente infatti di utilizzare un locker per depositare un oggetto, custodire temporaneamente effetti personali, oppure effettuare uno scambio tra privati. Il servizio è disponibile 24 ore su 24 in circa 400 postazioni e sfrutta una parte della rete di quasi 3.000 parcel locker già installati da bpost in Belgio.
La novità offre un punto di osservazione utile per comprendere come stiano cambiando la logistica Out-of-Home e i servizi di prossimità. In questo articolo analizziamo quindi come funziona il noleggio dei locker di bpost, quali nuovi utilizzi può abilitare, perché la valorizzazione della capacità disponibile può rendere le reti più efficienti e, infine, quale ruolo avranno l’interoperabilità e l’orchestrazione tecnologica nel futuro dei parcel locker.
Il caso bpost: i parcel locker diventano un servizio di prossimità
La rete di locker di bpost – il principale operatore postale in Belgio – nasce per gestire il ritiro e la consegna dei pacchi, ma negli ultimi anni ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione. Accanto ai servizi rivolti ai consumatori, l’azienda ha già introdotto soluzioni dedicate alle imprese, ai retailer e alle amministrazioni pubbliche, tra cui il Click and Collect e la consegna notturna di materiali destinati ai tecnici.
Il servizio Bbox Rent & Store recentemente introdotto compie un ulteriore passo in questa direzione. Per la prima volta lo scomparto di un parcel locker può non essere necessariamente associato a una spedizione o a un acquisto online, ma diventa uno spazio fisico disponibile su richiesta, che l’utente può utilizzare per un periodo definito e per esigenze differenti.
Se state pensando che si tratti solo di una nuova funzione commerciale, non è così: si tratta di una decisione che modifica la natura stessa del servizio. Il locker, infatti, non è più soltanto il punto finale di un processo logistico gestito da un corriere, ma diventa un’infrastruttura accessibile direttamente alle persone e integrata nelle attività quotidiane del territorio.
Bbox Rent & Store: come funziona il noleggio temporaneo dei locker
Il servizio può essere attivato direttamente dallo schermo della Bbox. L’utente seleziona la dimensione dello scomparto e la durata del noleggio, inserisce il proprio indirizzo e-mail ed effettua il pagamento tramite smartphone. Al termine della procedura riceve un codice QR con cui può aprire il locker.
Il prezzo parte da 1,80 euro per le prime quattro ore e varia in base alle dimensioni scelte e alla durata complessiva del noleggio. Lo scomparto può essere utilizzato per un massimo di due giorni. Il codice QR può inoltre essere condiviso con un’altra persona, rendendo possibile il passaggio di un oggetto senza un incontro diretto e senza la creazione di un’etichetta di spedizione.
La scelta di offrire questo servizio nasce da una ricerca condotta da bpost nel maggio 2025 su un campione di 416 utilizzatori delle Bbox, ricerca dalla quale è emerso che ben sei utenti su dieci sarebbero interessati al noleggio di un locker per uso personale. Tra le esigenze citate figurano il deposito delle borse durante gli acquisti in città, la custodia di effetti personali nel corso di una gita e lo scambio sicuro di oggetti tra privati.
Sono utilizzi semplici, ma significativi, che dimostrano come un’infrastruttura nata per i pacchi possa rispondere anche a bisogni legati alla mobilità urbana, al commercio locale e alla condivisione di beni.
Perché i parcel locker non sono più soltanto punti di ritiro
La crescita dell’eCommerce ha abituato i consumatori ad associare i parcel locker alla consegna Out-of-Home. L’utente sceglie una postazione al checkout, il corriere deposita il pacco e il destinatario lo ritira nel momento più comodo. Si tratta di un modello ormai consolidato ma che non esaurisce le potenzialità dell’infrastruttura.
Ogni locker mette infatti a disposizione uno spazio fisico sicuro, accessibile e collegato a una piattaforma digitale. Una volta separato dalla singola spedizione, quello spazio può essere impiegato per numerose attività come custodire un bene, consentirne il passaggio tra due persone, gestire un reso, supportare il Click and Collect di un esercizio commerciale oppure distribuire materiali a dipendenti e tecnici.
Il caso bpost suggerisce quindi un cambio di prospettiva. Il locker non deve essere considerato soltanto un dispositivo logistico, ma una risorsa distribuita sul territorio. Il suo valore dipende sempre più dalla quantità e dalla varietà dei servizi che può ospitare.
Dal recapito dei pacchi a nuovi servizi per cittadini e imprese
Il noleggio temporaneo dei parcel locker apre scenari che vanno oltre il settore postale. Un commerciante potrebbe utilizzare un locker vicino al proprio negozio per estendere il servizio di ritiro al di fuori degli orari di apertura. Un privato potrebbe consegnare un oggetto venduto tramite un marketplace senza dover concordare un appuntamento con l’acquirente. Una società di noleggio potrebbe gestire la consegna e la restituzione di chiavi o attrezzature in modo automatico.
In tutti questi casi il locker svolge una funzione comune: separa il momento della consegna da quello del ritiro e riduce la necessità che le due parti siano presenti nello stesso luogo e nello stesso momento.
La prossimità, in questo senso, non coincide soltanto con la distanza fisica, ma significa anche rendere un servizio disponibile nei luoghi frequentati dalle persone e negli orari più adatti alle loro esigenze.
Come la capacità inutilizzata può aumentare l’efficienza dei locker
Una rete di parcel locker viene normalmente dimensionata per assorbire i picchi di domanda. Questo significa che, in determinati momenti della giornata o dell’anno, una parte degli scomparti può rimanere inutilizzata.
Mettere quella capacità a disposizione di cittadini e imprese consente di valorizzare un’infrastruttura già installata, senza dover aggiungere nuovi dispositivi. Il principio ricorda, almeno sul piano economico, quello che ha sostenuto lo sviluppo dei servizi cloud: una capacità realizzata inizialmente per rispondere a un’esigenza interna viene trasformata in una risorsa accessibile su richiesta.
Nel caso dei locker, la capacità è fisica e distribuita sul territorio. L’utilizzatore non acquista l’infrastruttura, ma paga per occupare temporaneamente uno scomparto. Il gestore può così aprire nuovi flussi di ricavo e migliorare il tasso di utilizzo della rete.
Il modello tariffario basato sul tempo può inoltre favorire una rotazione più rapida. Se il costo cresce con la durata del noleggio, l’utente è incentivato a liberare lo scomparto appena conclusa l’operazione. La gestione dei tempi di permanenza diventa quindi una leva importante per conciliare i nuovi servizi con l’attività tradizionale di consegna dei pacchi.
Interoperabilità delle reti di locker: la sfida per la logistica di prossimità
L’evoluzione dei parcel locker verso servizi sempre più numerosi porta con sé una nuova sfida: evitare che la crescita delle reti si traduca in una maggiore frammentazione del mercato. Oggi ogni operatore può adottare procedure, applicazioni e standard differenti, costringendo retailer, corrieri e utenti a muoversi tra ecosistemi che spesso non comunicano tra loro.
Il problema non è soltanto tecnico. La presenza di reti chiuse può generare duplicazioni, ridurre il tasso di utilizzo delle singole postazioni e rendere più complesso offrire una copertura capillare. Un retailer che desideri mettere a disposizione dei clienti più opzioni di ritiro, ad esempio, potrebbe essere costretto a sviluppare integrazioni separate con diversi operatori, aumentando tempi, costi e complessità gestionale.
Perché i parcel locker possano diventare vere infrastrutture di prossimità, tuttavia, l’hardware da solo non basta. Il valore si sposta sempre più sul software, chiamato a orchestrare reti differenti, gestire i flussi operativi e mettere in comunicazione corrieri, retailer, marketplace e gestori logistici attraverso un’unica infrastruttura digitale.
L’interoperabilità diventa quindi una condizione essenziale per valorizzare la capacità disponibile, ampliare i servizi offerti e costruire un ecosistema realmente connesso.
Dalle reti proprietarie a un ecosistema di locker connessi
Nel modello proprietario, ogni operatore controlla la propria infrastruttura e la utilizza per gestire i propri volumi. Nel modello connesso, invece, il valore nasce dalla possibilità di rendere la stessa infrastruttura accessibile a più soggetti, mantenendo il controllo sulle regole di utilizzo e sulla sicurezza delle operazioni.
Questo passaggio richiede un livello di orchestrazione tecnologica il cui compito è tradurre processi e protocolli differenti, verificare la disponibilità degli scomparti e indirizzare ogni operazione verso il punto più adatto.
L’orchestrazione consente anche di ampliare i servizi senza sostituire le infrastrutture esistenti. Una rete può mantenere il proprio hardware e il proprio modello operativo, aprendosi allo stesso tempo a nuovi flussi e partner attraverso un’integrazione comune.
Come GEL Proximity integra reti di PUDO e locker agnostici
L’evoluzione proposta dal caso bpost rende quindi evidente la necessità di piattaforme capaci di connettere le reti di prossimità. Se un locker può essere utilizzato per consegne, resi, Click and Collect, deposito temporaneo e altri servizi, diventa essenziale coordinare i diversi attori coinvolti attraverso un’unica infrastruttura tecnologica.
GEL Proximity opera in questo spazio integrando PUDO e locker e gestendo il rapporto tra il checkout dell’eCommerce e la soluzione di prossimità scelta per il ritiro o la restituzione del pacco. La piattaforma permette infatti di accedere, attraverso una sola connessione, a oltre 1.000.000 di punti di ritiro e locker appartenenti a diversi network.
La tecnologia di GEL Proximity è rivolta anche a trasportatori e operatori dell’ultimo miglio che intendono utilizzare hub urbani, punti di ritiro e locker agnostici per ricevere, raccogliere e smistare le spedizioni.
L’orchestratore di GEL Proximity per locker agnostici e multi-operatore
L’orchestratore tecnologico di GEL Proximity è progettato per gestire micro-hub e locker agnostici utilizzati da più operatori. La piattaforma agisce come system integrator tra i software dell’hardware e i Transportation Management System (TMS) di corrieri e last miler, con l’obiettivo di garantire interoperabilità, sicurezza e scalabilità.
Il punto centrale non è sostituire le reti esistenti, ma metterle in comunicazione. Una connessione condivisa riduce il numero di integrazioni necessarie e permette a merchant, retailer e operatori logistici di accedere a più soluzioni Out-of-Home senza dover sviluppare ogni collegamento separatamente.
È questa capacità di orchestrazione a rendere concretamente possibile il passaggio da una somma di locker proprietari a un ecosistema di servizi di prossimità.
Il futuro dei parcel locker passa dai servizi e dall’integrazione
Il noleggio personale introdotto da bpost non segna quindi la fine dei locker come punti di ritiro, ma mostra piuttosto quanto sia riduttivo limitarne il ruolo alla sola consegna dei pacchi.
Le reti installate sul territorio possono diventare infrastrutture condivise, capaci di rispondere a esigenze logistiche, commerciali e personali. La capacità disponibile può essere utilizzata in modo più efficiente, mentre cittadini e imprese possono accedere a nuovi servizi senza la necessità di realizzare strutture dedicate.
La crescita di questi utilizzi porrà però una questione decisiva: la capacità delle reti di comunicare tra loro e con i sistemi degli operatori. Il futuro dei parcel locker non dipenderà soltanto dal numero di postazioni installate, ma dalla facilità con cui potranno essere integrate, condivise e adattate a servizi ancora da sviluppare.
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