Per integrare i dati di mercato e gli approfondimenti operativi presentati nel report di GEL Proximity “Out-Of-Home delivery in Italia. Numeri, dati e insights sui consumatori italiani”, abbiamo intervistato Francesco Tribuni, Industry & Data Insights Lead di Bloq.it, una delle aziende leader nell’ecosistema europeo degli smart locker.
La conversazione esplora l’evoluzione delle reti di consegna Out-of-Home in Europa, l’impatto operativo dei locker e dei PUDO e le tendenze che, nei prossimi anni, sono destinate a plasmare il futuro della logistica dell’ultimo miglio.
Guardando al tuo percorso professionale nella logistica, quali evoluzioni hai osservato nel last mile negli ultimi anni? E cosa ha portato questo segmento a diventare così centrale oggi?
Ho vissuto un percorso lungo e intenso, che mi ha permesso di vivere attivamente trasformazioni incredibili nel settore che amo. Tempo e costi sono sempre stati gli aspetti fondamentali: se per svolgere un’attività servono 1 minuto e 1 euro, bisogna trovare un modo per farla in 1 secondo e 1 centesimo. Questa è stata la regola d’oro che ho seguito nel corso degli anni.
Per quanto riguarda i fattori che hanno portato questo segmento a diventare così centrale oggi, Just in Time, e-commerce, interruzioni delle catene di approvvigionamento, crisi geopolitiche…la logistica è sempre più la chiave dell’economia moderna, sostenendo la nostra vita quotidiana sia nei momenti favorevoli sia in quelli difficili.
Sulla base della tua esperienza, quanto hanno migliorato l’efficienza operativa del last mile i modelli Out-Of-Home rispetto alla consegna tradizionale? E, concretamente, quali volumi giornalieri può gestire oggi un driver utilizzando reti PUDO e locker?
In ogni caso, che i dati provengano da operatori di spedizione pacchi, servizi postali o fornitori di logistica conto terzi (3PL), tutte le analisi sulla crescita dell’OOH (Out-Of-Home) nel 2025 indicavano un aumento a doppia cifra di questo segmento, pari a 3 o 4 volte quello dei volumi delle consegne door-to-door (D2D). È evidente che i nuovi volumi stanno confluendo direttamente verso l’OOH e che quelli del D2D si stanno spostando molto rapidamente verso questo modello.
L’efficienza dell’OOH è un altro mondo: ricordo un post di Mondial Relay che menzionava 685 pacchi al giorno per autista, un contatto nella Repubblica Ceca che diceva che gli autisti addetti alle consegne ai locker avevano raggiunto 800 pacchi al giorno, e Marek Rozycki (LME) menzionava circa 1.400 consegne al giorno in alcune aree della Polonia durante la Peak Season. Provate a confrontare questi numeri con quelli di un autista D2D che consegna 100 o 150 pacchi al giorno: dal punto di vista economico, il modello OOH è semplicemente imbattibile.
Nello sviluppo di reti Out-Of-Home su larga scala, quali sono le principali leve tecnologiche e operative che determinano efficienza e scalabilità?
La prima regola, il fondamento di una rete sana ed efficiente, è assicurarsi i volumi, indipendentemente dal metodo di consegna. Questo principio continuerà a essere fondamentale ogni giorno, man mano che la rete si espande e vede crescere i propri costi.
I costi tecnologici e operativi (Tech & Ops) varieranno in base a come si svilupperà la rete: più PUDO o più locker? Capex (spese in conto capitale) contro Opex (spese operative), automazione contro un maggiore intervento umano, proprietà diretta contro utilizzo di operatori terzi. È un tema complesso, ma entrambe le strade portano a un modello di consegna migliore, più efficiente e più sostenibile.
Quali sono le sfide più ricorrenti che gli operatori incontrano nello sviluppo e nella gestione di una rete di locker o PUDO?
I locker devono confrontarsi con permessi, burocrazia e normative differenti da città a città. Inoltre, l’adozione da parte dei clienti in fase di checkout è ancora relativamente limitata. D’altra parte, una volta che la rete di locker diventa parte integrante del contesto urbano, è naturale che sia i mittenti sia i destinatari tendano a utilizzarla il più possibile, grazie ai vantaggi in termini di efficienza e comodità.
L’implementazione di un PUDO richiede un insieme minimo di requisiti: alcuni metri quadrati di spazio per i pacchi, uno smartphone o un terminale PDA, una formazione rapida da remoto e un software semplice da utilizzare. Tuttavia, gli orari di apertura possono rappresentare una criticità, così come i relativi costi fissi. Senza voler criticare questa soluzione, ritengo che non possa costituire il fondamento di una rete OOH solida e sostenibile nel lungo periodo.
Quali sono oggi i Paesi europei più maturi sul fronte Out-Of-Home e c’è ancora spazio per un’evoluzione delle soluzioni OOH? Quali dinamiche stanno guidando questa crescita?
La Polonia e i Paesi Baltici si attestano tra il 70% e l’80% di adozione, così come la Norvegia e la Repubblica Ceca. Questi Paesi si trovano ormai nella seconda fase di sviluppo dell’OOH, in cui è possibile immaginare e costruire nuove fonti di ricavo basate sui locker, poiché questi sono diventati il principale — se non addirittura l’unico — modo per spedire e ritirare pacchi. Ma si tratta davvero solo di pacchi?
Quali sono i fattori trainanti? A mio avviso, alcuni di questi Paesi hanno beneficiato della visione di imprenditori particolarmente coraggiosi, che hanno creduto in questo cambiamento. Oggi queste aziende stanno espandendo il proprio modello anche nell’Europa occidentale. Tra gli esempi più rilevanti vi sono InPost, Vinted, Allegro e Alza.cz.
Quanto impatta, a tuo avviso, la frammentazione delle reti e dei software nel nostro settore? Sarà possibile convergere verso un ecosistema più integrato, capace di offrire un’esperienza fluida ai clienti finali?
Il business viene sempre al primo posto. La standardizzazione è già presente sotto diverse forme (cablaggio, strutture metalliche, normative dello Spazio Economico Europeo (EEA), requisiti di sicurezza, ecc.). Con la progressiva maturità del mercato dei locker, è naturale aspettarsi che emergano ulteriori standard e forme di integrazione, come conseguenza dell’evoluzione del settore.
Sebbene i primi due locker siano stati installati già nel 2001, il vero cambiamento è iniziato con l’ingresso di operatori come InPost e di altri innovatori che hanno rivoluzionato il mercato. A questo si è aggiunto l’impatto della pandemia di COVID-19, che ha evidenziato in modo inequivocabile quanto il modello di consegna door-to-door fosse vulnerabile e difficile da scalare in situazioni di forte pressione sulla domanda.
Anche in Europa stiamo osservando i primi segnali di condivisione delle reti di locker multi-operatore, ad esempio in Italia con DHL e Poste Italiane, in Germania con DPD e GLS, e presto in Polonia con FedEx e InPost. Quali sono le tue riflessioni su questa evoluzione?
Quando un mercato diventa così diffuso e profondamente integrato nella nostra vita quotidiana, al pari dell’acqua o dell’elettricità, diventa inevitabilmente interessante per chi è in grado di coglierne le opportunità. Basti pensare che, per esempio, negli anni ’60 esistevano in Europa circa 35–40 grandi gruppi automobilistici indipendenti; oggi il settore si è consolidato fino a contare sostanzialmente cinque grandi gruppi principali.
Guardando al futuro, se dovessi individuare un trend destinato a ridefinire il last mile nei prossimi anni, quale sarebbe e perché?
I Robot. Se i locker hanno rivoluzionato completamente il settore della last mile delivery, i robot potrebbero avere un impatto ancora maggiore. Nelle principali città della Cina, i veicoli autonomi per le consegne movimentano già milioni di pacchi ogni settimana, operando 24 ore su 24, 7 giorni su 7. La domanda è inevitabile: si può davvero competere con un modello di questo tipo?
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