Redazione
27 Aprile 2021
Logistica

Quanto inquina l’ultimo miglio?

Complice anche la pandemia da Covid-19, l’eCommerce sta vivendo un momento di crescita senza precedenti: secondo i dati dell’Osservatorio eCommerce B2C del Politecnico di Milano, infatti, nel 2020 il segmento B2C ha registrato un fatturato di 30,6 miliardi di euro e il settore Food and Grocery ha subìto una crescita del 70% superando a valore i 2,71 miliardi di euro.

A crescere, però, non è soltanto il fatturato: con il boom dell’eCommerce aumenta anche – inevitabilmente – l’inquinamento.

Internet, di per sé, è responsabile del 7% dell’inquinamento globale, cifra nella quale rientra anche l’eCommerce. Quest’ultimo, però, inquina anche per un altro motivo: con l’aumento delle consegne di ultimo miglio cresce il numero di furgoni per la consegna delle merci che circolano nelle città, causando maggiore traffico e l’aumento delle emissioni di C02.

Secondo uno studio McKinsey, entro il 2050 i veicoli commerciali nel mondo raggiungeranno quota 462 milioni e l’80% dei veicoli commerciali leggeri che transitano nelle città appartengono a una classe inferiore euro 5.

Che cos’è l’ultimo miglio?

Come abbiamo spiegato anche qui, con Last Mile (o ultimo miglio) si intende l’ultima porzione di tragitto percorso da un pacco prima di essere consegnato all’acquirente finale. Il punto di partenza è sempre lo stesso, cioè il magazzino in cui si trova il prodotto, il punto di arrivo, invece, cambia a seconda della modalità di consegna scelta: potrebbe essere il proprio domicilio in caso di Home Delivery, un negozio in caso di Click e Collect, o un punto di ritiro in caso di Locker, Edicole ecc.

Quanto inquina l’ultimo miglio

Si stima che il traffico merci contribuisca tra il 20 e il 30% all’inquinamento dell’aria nelle aree urbane. I veicoli per le consegne last mile rappresentano quasi un terzo del traffico totale delle città. Mezzi che viaggiano spesso semivuoti e che in media rientrano al magazzino con il 10% delle merci non consegnate. Per ogni consegna non finalizzata, quindi, il viaggio sarà doppio, così come le emissioni di CO2.

Ci sono poi altri due elementi da tenere in considerazione:

  1. Il reso delle merci, stimato intorno al 10%, e che comporta un doppio viaggio per un pacco;
  2. La possibilità di scegliere una consegna veloce, che in media inquina il triplo di una consegna in tempi più dilatati.

In generale, quindi, l’ultimo miglio è il tratto che impatta maggiormente sull’ambiente rispetto all’intero processo logistico.

Soluzioni all’inquinamento del last mile

Esitono diverse soluzioni che permettono di rendere più performante l’ultimo miglio abbattendo non solo i tassi di inquinamento, ma anche i costi. Azioni concrete che possono essere messe in campo sia da parte degli utenti che da parte dei fornitori logistici e di eCommerce.

Per quanto riguarda gli utenti, le principali soluzioni che possono essere attuate sono:

  1. scegliere tempi di consegna più lunghi ma anche più sostenibili;
  2. acquistare online solo prodotti che non siano reperibili nell’arco di 15km da casa;
  3. fare un unico ordine per più prodotti evitando più ordini, in momenti diversi, dalla stessa piattaforma di eCommerce.

Lato fornitori di servizi logistici, invece, le soluzioni possono essere:

  1. utilizzare mezzi elettrici per la consegna urbana delle merci;
  2. ottimizzare i viaggi evitando che i furgoni partano semivuoti;

Anche i gestori di un eCommerce, però, possono fare la loro parte. Come? Per esempio, offrendo ai propri clienti soluzioni alternative all’home delivery, come la possibilità di selezionare un punto di ritiro a scelta come un locker o un’edicola.

Se sei un gestore di eCommerce e ti serve aiuto per integrare i punti di ritiro e renderti più sostenibile, contattaci qui.

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