Proximity Commerce: cos’è e quali vantaggi offre

Pubblicato il 10 Maggio 2021

Redazione

2 minuti

Non solo i grandi player vendono online. Con l’aumentare delle vendite tramite eCommerce (+26% dal 2019 al 2020, pari a 4,7 miliardi di euro in termini assoluti – dati Osservatorio eCommerce B2C Politecnico di Milano) anche i piccoli negozi di quartiere devono necessariamente adattarsi alle nuove esigenze dei consumatori. Essere online con i propri servizi o prodotti, quindi, non è più una scelta, ma una necessità.

Una definizione di proximity commerce  

Nasce da questa consapevolezza il “proximity commerce” o commercio di prossimità, ossia la digitalizzazione dei negozi di quartiere che possono così offrire ai propri clienti abituali tutti i vantaggi dell’acquisto presso il negozio di fiducia con in aggiunta la comodità dei servizi online.

In altre parole, immaginate di poter acquistare i prodotti del fidato panettiere sotto casa, ma ordinandoli online e pagando comodamente tramite il proprio smartphone, ricevendoli poi direttamente a casa o con la possibilità di passare a ritirarli in negozio già pronti e confezionati.

Si tratta di un’esigenza nata soprattutto durante il lockdown per consentire ai clienti di continuare a fare acquisti nei negozi di quartiere nonostante le restrizioni, in totale sicurezza, ma soprattutto per permettere ai piccoli negozi di vicinato di sopravvivere alla frenesia dell’acquisto online.

Secondo i dati Vidra, solo nel secondo trimestre del 2020 sono state oltre 1500 le piccole realtà locali che hanno aperto un proprio canale di vendita online, soprattutto nei settori Food & Beverage, Moda (scarpe e abbigliamento), Sport e Benessere.

Concorrenza o integrazione?

Le caratteristiche peculiari del commercio di prossimità (basato su vicinanza, conoscenza e soprattutto fiducia) consentono a questo fenomeno di non dover entrare in competizione con i grandi venditori online e tantomeno con i marketplace. Anzi, una piccola realtà può scegliere di inserirsi in un marketplace già esistente invece che creare un proprio sito web, o si possono venire a creare dei micro-marketplace che raccolgano su un’unica piattaforma l’offerta dei commercianti locali. L’eCommerce di prossimità consente quindi un’integrazione tra i grandi player del commercio elettronico e i piccoli negozianti di quartiere, il cui target di riferimento continuano ad essere i residenti delle zone limitrofe.

I vantaggi del commercio di prossimità

1.“Il fattore umano”: è certamente il punto di forza principale. Chi acquista tramite un piccolo negozio di quartiere sa che può fidarsi della qualità dei prodotti, del servizio, della persona che con cui si interfaccia. Tutto questo è replicabile anche online attraverso un servizio di assistenza disponibile a fornire al cliente le risposte di cui necessita o a risolvere direttamente qualsiasi problematica possa crearsi in fase di acquisto

2. Esperienza di vendita personalizzata: il cliente può avere particolari richieste rispetto al prodotto acquistato, al packaging o alle modalità di consegna (solo il 34% dei consumatori ritiene che i negozi online siano in grado di offrire una logistica personalizzata). Esigenze che non potrebbero essere soddisfatte dai colossi dell’eCommerce che si rivolgono a target molto vasti e variegati, ma che ci si aspetta che il negoziante sotto casa possa invece soddisfare.

3. Fidelizzazione dei clienti: anche il cliente più affezionato può cedere di fronte al fascino della comodità dell’eCommerce. Garantire la propria presenza online, unitamente ai vantaggi sopra elencati, non farà altro che incrementare la fedeltà dei propri clienti.

4. Gestione delle consegne: la vicinanza è un fattore che gioca a vantaggio, anche della sostenibilità ambientale. Per esempio, per via delle caratteristiche del proximity commerce, è possibile garantire la consegna in giornata (senza stressare la catena logistica) o offrire la possibilità di ritirare il proprio ordine direttamente in negozio, quando lo si desidera. Si tratta in quest’ultimo caso del cosiddetto Click and Collect, di cui abbiamo parlato anche qui.